economia · politica

I 3,4 miliardi di manovra aggiuntiva? Chiedete a Renzi, e alla gerontocrazia.

Renzi ha giocato d’azzardo sul referendum costituzionale e ha perso. Nella vana speranza di ingraziarsi i cittadini italiani prima del fatidico 4 dicembre l’ormai ex Presidente del Consiglio ha deciso di finanziare la legge di bilancio per il 2017 attraverso deficit aggiuntivo, piuttosto che proseguire sulla strada difficile ma necessaria del taglio della spesa corrente: la famosa spending review, che nell’interpretazione renziana consiste in una meta-intervento di taglio ai commissari alla “spending” medesimi [prima Cottarelli, poi Perotti]. Tra parentesi: se fai come Renzi e chiami la spending review “spending” Freud ti sta a guardare sogghignando.

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Dopo un po’ i nodi vengono al pettine: la notizia di lunedì -raccontata da Alberto d’Argenio su Repubblica– è che la Commissione Europea è intenzionata a chiedere una manovra aggiuntiva all’Italia per 3,4 miliardi di euro, al fine di ridurre il deficit del 2017 dello 0,2%. Diciamocelo [detto con la voce di D’Alema]: l’abilità comunicativa delle istituzioni UE -forse con l’unica eccezione della BCE sotto Draghi- non è esattamente il massimo, e dunque le “regole da rispettare” riguardo ai conti pubblici appaiono sempre come compiti più o meno gravosi imposti da un’autorità più distante che autorevole. Anche se queste regole non precipitano arbitrariamente dall’alto, ma scaturiscono da accordi votati dal nostro Parlamento.

L’esigenza di non creare deficit aggiuntivo è invece figlia della nostra situazione interna, del debito pubblico di dimensioni immani che le generazioni precedenti hanno messo sulle spalle di chi è nato dopo. E al danno della gerontocrazia che ci ha messo sulle spalle questo debito si aggiunge la beffa dei suoi preoccupanti epigoni: politici trentenni e quarantenni che si illudono di tirare fuori l’Italia dalle secche della scarsa crescita riproponendo ancora una volta la ricetta del deficit aggiuntivo e della spesa pubblica salvifica. Come se la parte privata dell’economia fosse una pericolosa fonte di instabilità per il sistema invece che il punto di partenza della crescita.

Ma forse una spiegazione c’è: un’economia liberata dai lacci di una tassazione eccessiva è davvero fonte di instabilità per chi gode di rendite connesse all’intervento pubblico.

E dunque, cari trentenni e quarantenni: è proprio il caso di reggere il moccolo a chi vuole conservare le proprie rendite? Non ci viene in mente un progetto meno mediocre di questo?

 

 

2 thoughts on “I 3,4 miliardi di manovra aggiuntiva? Chiedete a Renzi, e alla gerontocrazia.

  1. Se l’azzardo fosse riuscito, pero’, oggi avremmo un impianto istituzionale piu’ solido e forse il primo dividendo sarebbero stati dei soci privati per MPS. In linea di principio regalare soldi a chi ha gia’ avuto tanto e’ sbagliato, ma non mi sento di condannare totalmente Renzi per una scelta politica che sul lungo termine avrebbe reso il sistema in grado di assumere piu’ facilmente le difficili decisioni politiche di rigore che ci attendono.

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