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#banchevenete: la solita patetica e proverbiale inaffidabilità

E anche questa volta ce l’abbiamo fatta: ci sono regole condivise sul fallimento ordinato delle banche, basate sul principio del bail-in, ovvero che prima del contribuente pagano azionisti e detentori di obbligazioni subordinate (le più rischiose).

E ancora una volta il governo del PD si inventa nuove regole per gestire l’emergenza delle due #banchevenete, ed evitare il bail-in. Questa volta il governo fa avere risorse per 4,78 miliardi di euro a Banca Intesa San Paolo al fine di ricapitalizzare la parte buona delle due banche (Popolare di Vicenza e Veneto Banca), ed evitando che vengano toccati i detentori di obbligazioni subordinate. L’operazione riesce -forse- ad essere al di qua del crinale dell’aiuto di stato in quanto per l’appunto lo stato resta creditore di Banca Intesa per questo importo nel caso la ristrutturazione bancaria vada a buon fine.

Sarà necessario avere buona memoria in futuro per verificare quanto questo prestito resti un prestito e non diventi trasferimento a fondo perduto in qualche forma implicita o esplicita (ad esempio tramite sgravi fiscali vari).

Due riflessioni:

Prima riflessione. Il meraviglioso Fondo Atlante in cui le banche italiane hanno messo soldi è diventato azionista delle due banche e la sua dotazione di capitale è stata spazzata via. Attendiamo le scuse di politici e giornalisti che lo lodavano come meravigliosa macchina di risoluzione delle crisi bancarie. Il PUDE Team era invece parecchio perplesso sul tema, e purtroppo aveva ragione (tweet dell’aprile 2016). Che cos’è il PUDE Team? Ah saperlo!

Seconda riflessione. Esistono delle regole sulla risoluzione delle crisi bancarie, e in generale esistono delle regole condivise. A livello europeo o nazionale. È mai possibile che ogni volta il governo debba inventarsi delle nuove regole, o eccezioni alle regole esistenti per risolvere una nuova emergenza?

Qualcuno si illude che si tratti della bella abilità di improvvisare che hanno gli italiani. No, non stiamo parlando di creatività nell’arte, nella tecnologia o nella ricerca. Smettiamola di cercare scuse e alibi mentali: stiamo solo scavandoci la fossa come paese grazie alla nostra proverbiale e patetica inaffidabilità.

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